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Intervista a Michele Visciola


Webxtutti: Spesso si confonde l'accessibilità con l'usabilità, si parla dell'una intendendo l'altra, oppure si crede che un sito accessibile sia anche usabile. Può chiarirci la relazione tra accessibilità e usabilità con esempi reali?

Michele Visciola: La confusione avviene su due livelli. In primo luogo, quando si sostiene che rendendo accessibile un sito lo si rende anche usabile. In secondo luogo, quando si fa intendere, più o meno dichiarandolo esplicitamente, che un progetto di accessibilità risponde in qualche modo a delle verifiche e aggiustamenti "oggettivi"; mentre un progetto di usabilità si rifa a un po' di buon senso e a criteri "soggettivi". Entrambi questi luoghi comuni sono del tutto erronei. Ma proprio in quanto luoghi comuni, risultano difficili da sradicare. Solo adottando una buona cultura del design che parta dal dato empirico e dalle migliori pratiche si riesce a creare un ponte tra i temi dell'accessibilità e quelli dell'usabilità. In buona sostanza, un progetto di usabilità pone gli utenti al centro; e un progetto di accessibilità pone al centro i cosiddetti utenti svantaggiati. Quindi l'accessibilità è una fetta dell'usabilità, e non viceversa. Ma questa distinzione non ha lo scopo di creare degli steccati. Serve a puntualizzare che chi sostiene che un sito è accessibile, e non ha adottato alcuna tecnica per progettare e verificare l'usabilità, può essere facilmente smentito. Intendo dire che è "oggettivamente" smentibile. Ne ho dato prova al convegno Webxtutti che si è tenuto a Roma lo scorso maggio. (Chi è interessato trova ancora le registrazioni degli interventi sul sito www.webusabile.it). Ho dimostrato, credo, che i siti che seguono le raccomandazioni del W3C (e purtroppo sono ancora pochi) presentano ancora notevoli barriere d'uso, che rendono molto difficile portare a termine le intenzioni per le quali si è andati a visitare il sito. Se prendiamo, ad esempio, le problematiche dell'accesso per gli utenti non vedenti (per le quali la tecnologia offre soluzioni molto interessanti), scopriamo che navigare in questi siti con uno screen reader (un programma che legge i contenuti di una pagina), è un incubo. Trovare una informazione richiede notevole abilità e soprattutto grande capacità e disponibilità ad accettare frustrazioni. Occorre essere davvero caparbi. Eppure basterebbe usare attentamente l'HTML ed i vari attributi che offre, per rendere la navigazione facile ed il sito usabile con le tecnologie abilitanti. Ovvio che non sto suggerendo di studiare meglio l'HTML. Sto suggerendo di provare a progettare con gli utenti. Solo facendo prove con gli utenti si riescono a capirne i problemi, i comportamenti e a trovare soluzioni adeguate.


Webxtutti: È un luogo comune affermare che introdurre l'usabilità nel processo di progettazione e sviluppo costa troppo. Quanto costa fare usabilità? Quali benefici porta?

Michele Visciola: Nei processi di sviluppo di codici convenzionali, noti come "processi a cascata", l'usabilità è un segmento che si aggiunge agli altri segmenti del processo. Quindi aumenta i tempi di realizzazione. Da ciò se ne deduce che introdurre competenze di usabilità aumenta i costi. In realtà, oramai i processi cosiddetti a cascata non li segue più nessuno. Però è rimasta questa strana convinzione, che fare usabilità costa troppo. Le agenzie e le società di produzione di software seguono processi evolutivi e incrementali, molto spesso poco strutturati, e del tutto basati sulla soddisfazione dei requisiti del cliente/committente. Se si osserva la realtà della quasi totalità dei progetti si scopre che molto raramente i requisiti del cliente comprendono i requisiti dell'utente. Non sorprende quindi che i risultati non raggiungano la qualità desiderabile. Nel caso dei siti web, la bassa qualità si traduce in mancate transazioni, tempi eccessivi di navigazione nel sito, frustrazioni e rinuncia. Quindi, ci sono molti argomenti per sostenere che introducendo l'usabilità nei processi si avrebbero solo vantaggi. Per quanto riguarda poi i costi, direi che inserendo l'usabilità si offrono anche ottimi argomenti per monitorare e misurare gli investimenti in tecnologia. Ritengo che un buon progetto debba comprendere un piano di ritorno dagli investimenti e che ogni risorsa spesa in usabilità debba rientrare in questo piano.


Webxtutti: In Italia abbiamo una circolare del Ministero della Funzione Pubblica che definisce le linee guida per rendere un sito accessibile. È sufficiente osservare queste linee guida per rendere un servizio pubblico su web pienamente fruibile a tutti?

Michele Visciola: La circolare riproduce in parte la confusione cui facevo riferimento nella risposta alla prima domanda. E nonostante si sia assunto un punto di vista "minimalista" rispetto alle raccomandazioni del W3C, è tuttavia un punto di riferimento non trascurabile. Il problema che vedo è che la circolare non indica come controllare che, ad esempio, un fornitore di tecnologia che abbia vinto un bando abbia tenuto conto, o meno, delle linee guida. Credo che spetti alle PA richiedere documentazione ed evidenza che i risultati del progetto commissionato rispondano pienamente ai criteri di qualità ed usabilità, necessari per rendere un servizio pubblico su web utile ed usabile per tutti.

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