Un tratto comune a tutte le lingue dei segni, studiate sino a questo
momento, è l'uso simultaneo di più canali e di diversi segnali
espressivi nella produzione dell'atto comunicativo. Come vedremo i segni
sono prodotti con le mani ma anche con diverse parti del corpo, con alterazioni
dell'espressione facciale, della direzione e della postura del corpo. Tra
le componenti non manuali si annoverano anche movimenti articolatori delle
labbra e della bocca con diverse funzioni semantiche e sintattiche. Al contrario
della gestualità cooverbale, effettuata nella comunicazione tra persone
udenti, il grado di codificazione dei significanti che troviamo nelle lingue
dei segni è molto elevato (Pizzuto E., 2002).
Con il termine dattilologia (da 'dattilos', dito e 'logos' discorso,
studio) ci si riferisce all'alfabeto manuale a volte usato anche dagli udenti
che non hanno avuto alcun contatto con le persone sorde; fondato su configurazioni
statiche è uno dei mezzi di comunicazione visivo-gestuali più
semplici. Consiste com'è noto nel formare con le dita e la mano le
lettere dell'alfabeto.
Leroi-Gourhan (1977) fa notare come il perfezionamento del cervello nella
storia dell'evoluzione animale vada di pari passo a quella della mano; nei
mammiferi quanto più la mano è articolata tanto più
è sviluppato il cervello.
E' facile notare dalle illustrazioni dei vari linguaggi dei segni che si
sono succeduti nella storia dei sordi, un'evoluzione nell'economia del gesto:
si passa da lettere segnate con entrambe le mani, aventi come luoghi spaziali
di esecuzione del segno diverse parti del corpo, all'alfabeto manuale ora
in uso, caratterizzato dall'uso di una sola mano e dall'utilizzo esclusivo
dello spazio neutro davanti al segnante come luogo di esecuzione.
Nei metodi didattici la dattilologia è indispensabile per rendere
comprensibile un nuovo vocabolo, e affianca la labiolettura per la comunicazione
di parole con un'impostazione fonatoria simile per lo spelling delle parole
di lingue straniere.
La dattilologia ha un ruolo importante nell'italiano segnato esatto (ISE)
usato nel metodo bimodale in quanto sostituisce tutte le parti grammaticali
estranee alla Lingua Italiana dei Segni (LIS) (Piglicampo, 1998).
Nella LIS, invece, la dattilologia è scarsamente usata rispetto alle
altre lingue dei segni. In particolare è usata per i nomi propri
che non possiedono un segno specifico (cognomi, nomi di città e luoghi
geografici) e per l'inizializzazione, cioè l'uso della prima lettera
di una parola come configurazione del segno corrispondente alla parola.
Con la definizione labiolettura ci si riferisce alla tecnica di decodificare
ed identificare i movimenti dell'apparato fonatorio e labiale della persona
che comunica col sordo.
Il sordo può così riconoscere i movimenti labiali che formano
una o più parole senza l'uso della voce dell'interlocutore. Secondo
Pigliacampo (1998) la labiolettura deve tener conto dei seguenti problemi:
Parlare bene al sordo è molto difficile e gli insegnanti, i genitori
o il logopedista, dovranno leggere loro stessi le labbra del sordo perché
se non sono in grado di 'labioleggere' non sono neanche all'altezza di mostrare
correttamente i fonemi sulle loro labbra.
Le lingue dei segni sono lingue giovani e antiche allo stesso tempo.
Antiche dal momento che sono da sempre usate dai sordi per comunicare, infatti,
la modalità segnica è quella spontanea per le persone sorde,
perché impegna i canali visivo-gestuali che sono privi di deficit.
Giovani perché bisognerà attendere la fine degli anni cinquanta
quando uno studioso americano, William Stokoe (1960), studiando l'American
Sign Language (ASL), capì che le lingue dei segni hanno caratteristiche
linguistiche analoghe a quelle delle lingue vocali.
In Italia lo studio della lingua italiana dei segni è cominciato
alla fine degli anni settanta grazie a un gruppo di ricercatori del CNR,
coordinati da Virginia Volterra. Per riassumere si tratta di una lingua
antica che per secoli è stata trasmessa 'oralmente', priva della
testimonianza di una letteratura e per alcuni periodi costretta ad una semiclandestinità,
negli ultimi anni acquisisce lo status di lingua, s'inizia a studiarne la
grammatica e la sintassi, escono i primi dizionari.
Le ricerche pubblicate da Volterra (1987) mostrano chiaramente che la lingua
dei segni utilizzata dai sordi italiani non è un linguaggio, ma possiede
le caratteristiche proprie di una vera lingua.
La presenza di precise regole morfologiche e sintattiche è una caratteristica
importante che distingue una lingua dei segni da un linguaggio gestuale
o da una pantomima.
Esiste un'articolazione sistematica, corrispondente all'articolazione fonologica
della lingua vocale; è possibile dall'analisi dei segni individuare
dei parametri formazionali, da cui nascono tutti i segni della lingua ed
è inoltre possibile individuare un lessico, una morfologia, una sintassi.
Queste ricerche hanno portato alla scoperta di quattro parametri fondamentali
nell'articolazione dei gesti nella LIS:
"Come nella lingua verbale due fonemi si dicono distinti e significativi
se esistono almeno due parole che cambiano di significato al variare dei
due suoni (ad esempio, /pasta/, /basta/ si differenziano solo per uno dei
fonemi che le compongono: /p/ e /b/ rispettivamente), così si dice
che due parametri sono distinti se si individuano due segni con diversi
significati che si distinguono solo per una caratteristica: il luogo di
esecuzione, la configurazione, l'orientamento o il movimento". (Caselli
et al., 1994).
Quindi al variare di uno dei parametri distintivi della lingua dei segni,
varia il significante del segno che si vuole esprimere. Questa suddivisione
è stata imprescindibile per una corretta tassonomia del patrimonio
lessicale della LIS
All'inizio degli anni novanta sono stati pubblicati tre dizionari relativi
alla LIS. L'uscita di queste pubblicazioni, dovuta al desiderio dei sordi
italiani di diffondere questa lingua e degli udenti di impararla nei corsi
che intanto si tenevano in varie città italiane, ha contribuito ad
evolvere il processo d'istituzionalizzazione della LIS.
Il Dizionario bilingue elementare della lingua dei segni italiana a cura
di E.Radutsky (1992) è senz'altro la più imponente di queste
opere.
Presenta più di 2.500 segni e per ciascuna voce è riportata
la rappresentazione grafica, la trascrizione del segno relativa ai parametri
fondamentali, la traduzione in italiano, alcune frasi esplicative del contesto,
sinonimi in segni, varianti fonologiche, aree geografiche di reperimento
dei segni.

Figura 1: Esempio di voce del dizionario a cura
di E.Radutsky (1992)
1. Disegno; 2. Trascrizione; 3. Numero di identificazione; 4. Traduzione/i
in italiano 5. Frasi esplicative del contesto; 6. Sinonimi in segni; 7.
Varianti fonologiche; 8. Categorie grammaticali; 9. Aree geografiche di
reperimento del segno; 10. Annotazioni varie.
Questo lavoro è esplicativo della complessità nell'operare
un interfacciamento tra due lingue veicolate in due modalità differenti.
Analizziamo gli elementi morfologici e sintattici della LIS per vedere se
e come questi influenzano l'italiano scritto dei sordi.
I SOSTANTIVI nella LIS non hanno differenze di genere. Per quanto riguarda
il numero è necessario distinguerli in due classi:

FIGURA 2: TANTI/E
Esempio di voce del Dizionario bilingue elementare della lingua dei segni
italiana a cura di E.Radutsky (1992)

FIGURA 3: MOLLETTE
Esempio di voce del Dizionario bilingue elementare della lingua dei segni
italiana a cura di E.Radutsky (1992)
Per quanto riguarda i VERBI possiamo distinguere tre classi:
Per quanto riguarda gli aspetti temporali non esistono nella LIS i tempi
dei verbi come nelle lingue vocali. Per indicare che un'azione è
avvenuta nel passato ed è terminata, si usa aggiungere al segno del
verbo il segno 'fatto' ad esempio 'bere + fatto' è uguale a bevuto.
In generale esiste una linea del tempo convenzionale che va dalla spalla
dell'insegnante verso l'interlocutore; la collocazione del segno in punti
diversi di questa linea indica la maggiore vicinanza o lontananza nel tempo
dell'azione espressa dal verbo (Cameracanna e Corazza, 1989, Corazza e Pizzuto,
1992).
Come nel caso di alcune lingue vocali, nella LIS non esistono gli ARTICOLI
e il verbo 'essere' come ausiliare. Non esistono, inoltre, segni specifici
per le PREPOSIZIONI che sono espresse in altri modi.
Passando alla sintassi, per esprimere una frase interrogativa vengono utilizzate
particolari espressioni facciali e movimenti del corpo: sollevamento delle
sopracciglia e spostamento della testa e delle spalle in avanti.
L'aspetto sintattico della LIS più indagato è quello dell'ordine
dei segni nella frase. Secondo Laudanna e Volterra (1991), nelle lingue
dei segni ci si distacca dall'ordine lineare SVO proporzionalmente alla
presenza di alcuni meccanismi tipici delle lingue segnate quali: le variazioni
spaziali nel posizionamento e orientamento dei segni, la direzione o l'ampiezza
del movimento. Sembra poi che la lingua parlata e la lingua dei segni presentino
una serie di analogie: pur avendo regole specifiche ben distinte, le relazioni
tra gli elementi della frase vengono espresse sia dall'ordine sia da altre
strategie caratteristiche della modalità espressiva.
Ecco la testimonianza di un ricercatore udente alle prese con l'apprendimento
della LIS: "Avvezzi ad una modulazione tonale più che 'corporea',
la vera difficoltà nel renderci intellegibili la trovammo proprio
nel dover 'sciogliere i nostri corpi, le nostre espressioni, le nostre posture.
Mi trovai ben presto a dover 'modulare' le espressioni del volto assumendo,
circa il contesto della frase, atteggiamenti di domanda, di confusione,
di stupore, in sostanza di 'accompagnare' con il viso le mani segnanti cercando
di rendere più chiaro ed interessante il concetto da esprimere"
(Perretti A., 1996).
Si può affermare che la modalità visivo-gestuale influenza
lo stabilirsi di alcune regole linguistiche basate su strategie di tipo
sia semantico sia percettivo.
Webxtutti aderisce alla Campagna per l'Accessibilità delle Biblioteche in rete
Campagna AccessibilitàWebxtutti supporta l'iniziativa dell'anno europeo delle persone disabili
E' in linea Web accessibile il sito nato per la promozione, diffusione e applicazione delle guidelines WAI.